ProgettoScuola dell' Infanzia.

Curiosando tra le Fiabe

“Perché si raccontano le fiabe ai bambini?

Perché rappresentano uno dei più bei giochi che bambini e adulti possano giocare insieme. un gioco che non ha bisogno di oggetti (giocattoli) o di spazi (il cortile, il bosco) per essere svolto. Si sta seduti. Si gioca con le parole, con la mente, con le immagini, con i sentimenti” (Gianni Rodari).

La sezione primavere della scuola “GIOVANNI XXIII” prende spunto da questo bellissimo concetto per intraprendere un percorso educativo dove la fiaba diventa un potente strumento di gioia è un prezioso strumento didattico per educare i piccoli al rispetto reciproco. Le maestre della sezione primavera (rivolto, quindi, ai bambini tra i 24 e i 36 mesi) sono consapevoli che oggi si ha sempre meno tempo da dedicare ai figli, infatti l’educazione non è più nelle mani della famiglia e della scuola, ma negli strumenti tecnologici come tv, telefonini e computer. Con la conseguenza che i bambini conoscono molto presto il concetto di violenza (vittime passivi), l’aggressività entra in questo modo nel loro quotidiano senza essere ne veicolato ne mediato. Una grande quantità di immagini trasmesse dai media sono basate sulla sopraffazione dell’altro; immersi in quest’atmosfera confusa i ragazzi e soprattutto i bimbi restano preda di una grande insicurezza, spesso non hanno coscienza del loro stato emotivo e assecondano reazioni istintive, impulsive, dando origine ad atti violenti gratuiti. Sembra quasi che non esista un modello di controllo emotivo, a parte il proprio ego. Perciò la scuola è chiamata in prima linea ad intervenire per trasmette il concetto di “dignità umana”. Difatti, con il giusto dialogo educativo possiamo aiutare i piccoli a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, affinché le vivano in armonia con gli altri. Ed ecco che torna utile il ricorso alla letteratura fiabesca.

La fiaba è come un sentiero attraverso il quale il bambino può accedere alla propria personalità, identificandosi con un personaggio e nutrendosi delle sue qualità. Sceglie tra male e bene, sceglie chi vuol’ essere.
L’insegnante attraverso la narrazione , lo aiuta a pensare, a sviluppare le proprie risorse interiori e la propria dignità. Nelle fiabe antiche è ampiamente trattato il tema della violenza proprio perché è insita nell’animo umano, contengono il racconto dei nostri limiti, delle debolezze, ma anche l’invito a trovare una via d’uscita. Le fiabe contribuiscono allo sviluppo psicologico dei bambini in diverse aree: linguaggio, emotività, affettività, socialità, moralità. Come dice Gianni Rodari “le fiabe aiutano a ricordare, a rivivere, a esplorare il mondo a classificare persone, destini, avvenimenti, aiutano a costruire le strutture dell’ immaginazione, che sono le stesse del pensiero. A stabilire il confine tra le cose vere e le cose inventate. Insomma, se le fiabe non esistessero bisognerebbe inventare. Le fiabe sono racconti fantastici che hanno delle caratteristiche precise:

  1. I personaggi sono reali o di fantasia;
  2. Il tempo narrato è lontano e indefinito (come dice Wladimir Propp “in un certo reame….. in un certo Stato c’era una volta…. e in questo modo tranquillo ed epico che comincia la fiaba. La formula – in un certo – reame – indica l’indeterminatezza spaziale del luogo dell’azione. In un certo reame – rappresente3 un topos della fiaba di magia e in un certo senso mette in chiaro che l’azione si compie al di fuori del tempo e dello spazio”);
  3. I luoghi sono poco caratterizzati;
  4. Vi è la presenza sia di elementi di realtà che di fantasia;
  5. La struttura è più o meno sempre la stessa, ovvero da una situazione problematica si arriva ad una situazione positiva.

Secondo Petter le fiabe hanno un’ importanza essenziale nello sviluppo del bambino, raccontare fiabe ai bambini dovrebbe essere un elemento imprescindibile per tutti i genitori, i nonni, insegnanti ed educatori, perché il loro racconto soddisfa il naturale bisogno che i bambini hanno di sentirsi narrare degli eventi, desideri e bisogno che si sviluppa verso i 2/3 anni e a 6 anni si evolve con la lettura autonoma. Per questo motivo le nostre insegnanti si prefiggono l’obiettivo di favorire il percorso educativo dell’ascolto rispettando i bisogni effettivi-emozionali di ogni bambino in modo da renderlo sempre più autonomo e competente arricchendo e curando la propria autostima. Per sviluppare questo progetto le insegnanti partiranno dal campo di esperienza DISCORDI E LE PAROLE e toccando piano piano gli altri campi d’esperienza come IL CORPO IN MOVIMENTO (con la drammatizzazione) e il sé e L’altro ( infondere sentimenti d’amore e di rispetto verso gli altri compagni e il mondo che li circonda).

OBIETTIVO DIDATTICO: presentare la narrazione come un processo creativo un’occasione di esprimere se stesso, il proprio universo affettivo, le proprie opinioni. In modo da creare lo sviluppo armonico del bambino.

TRAGUARDIO FINALE: il bambino ascolta e ripete accrescendo il proprio vocabolario e sperimentando forme lessicali correlate alle storie di cui è chiamato ad argomentare, racconta, inventa e comprende le narrazioni di storie dialoga, discente, chiede spiegazioni e formula ipotesi in base alle situazioni descritte dalla fiaba.

ATTIVITA’ DIDATTICHE: racconti, verbalizzazioni, drammatizzazione della storia ascoltata, video veicolate, laboratori manipolativi grafico pittoriche.

METOLOGIE: prevalenti: circle-time, brainstrorming

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